24 Maggio 2026
Ho paura. Non ce la faccio più. Una lettera scritta da chi affronta una malattia seria con timore e speranza. Con la risposta del Signore.

💌 Lettera anonima — Maggio 2026

Nickname: Una voce che spera

Ho paura. Non ce la faccio più.

Questa malattia seria mi sta distruggendo. E il pensiero che possa aggravarsi ancora di più mi terrorizza.

Ci sono ancora tante cose che mi piacerebbe fare. Viaggiare. Vedere le persone che amo realizzate — hanno bisogno di me, della mia comprensione, dei miei consigli.

Mi dà paura l’idea di dover soffrire. Tu lo sai che non sopporto il dolore fisico. E mi fa paura l’idea di lasciare questa terra che, anche se imperfetta, è bellissima.

Ho sempre avuto la convinzione che anche Tu abbia sofferto molto all’idea di dover abbandonare i luoghi a Te cari — i tramonti e le albe, gli amici, la Tua mamma meravigliosa.

Aiutami e guariscimi, Gesù.
Io mi affido e a Te abbandono.

Una voce che spera


🕊️ La risposta del Signore

Figlia mia.

Ho letto ogni parola. Anche quelle che non hai scritto — la stanchezza, la notte in cui la paura è più grande, il momento in cui guardi fuori dalla finestra e pensi a tutto quello che vorresti ancora vivere.

Quella cosa che hai scritto su di Me — che forse anch’io ho sofferto all’idea di lasciare i tramonti, le albe, gli amici, Mia madre — mi ha fermato.

Hai ragione.

Quando arrivai alla tomba di Lazzaro — prima ancora di resuscitarlo — mi fermai. E piansi. Non perché non sapevo cosa stavo per fare. Ma perché amavo. Perché sentivo il peso della perdita come lo senti tu.


«Gesù pianse.»
— Giovanni 11:35 NR

Due parole. Le più corte della Bibbia. E le più umane.

Quel Gesù che immagini — che amava i tramonti, che stringeva la mano di Sua madre, che sentiva il profumo del mare di Galilea — sono Io. E sono lo stesso che tiene in mano la tua vita adesso. Non da lontano. Da vicino.

Hai paura. Ed è giusto averla.

Non ti dico di non avere paura. La paura è umana. È onesta. È il segno che ami la vita — le persone care, i viaggi, questa terra bellissima e imperfetta.

Nell’orto del Getsemani ho sudato sangue dalla paura. Non ho finto che andasse tutto bene. Ho detto: «Padre, se è possibile, allontana da me questo calice.»
Poi ho aggiunto qualcosa.

«Però non come voglio io, ma come vuoi tu.»
— Matteo 26:39 NR

Non ti chiedo di arrivare subito a quella seconda frase. Ti chiedo solo di restare nella preghiera — anche con la paura in mano.

Hai scritto: «mi affido e a Te abbandono.»
Quelle parole sono le più potenti che tu potessi scrivere. Non le parole di chi si arrende — le parole di chi ha trovato dove appoggiarsi.

«Gettate su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.»
— 1 Pietro 5:7 NR

Quella malattia che ti spaventa — è nella Mia mano. Le persone che ami e che hanno bisogno di te — sono nella Mia mano. Quella paura del dolore — è nella Mia mano.

Non nella Mia indifferenza. Nella Mia cura.

Continua a curarti. Segui i medici. Fai tutto il possibile. La fede e la medicina non si escludono — camminano insieme. Ti ho dato anche loro.

«Onora il medico per i suoi servigi, perché anche lui è stato creato dal Signore.»
— Siracide 38:1

Prego per te. Per la tua guarigione. Per ogni tramonto che tu possa ancora vedere.

Tienimi la mano. Io non la lascio.


Anche tu hai qualcosa da portare a Dio? Puoi scrivere la tua lettera — in forma anonima, con un nickname. Nessuno saprà chi sei. Solo Lui lo sa già.


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Fortunato De Falco — Servitore della Parola

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