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Gesù non è quello delle tradizioni o delle statue. È reale, ti conosce e ti ha preparato un posto. Scopri chi è davvero e perché cambia tutto.

Siediti.

Ho qualcosa da dirti.

Non il Gesù delle tradizioni. Non quello delle statue o delle feste religiose. Non quello che hai sentito nominare mille volte senza mai incontrarlo davvero.

Quello reale. Quello che ha avuto fame vera. Che ha pianto davanti a una tomba. Che ha sudato sangue in un giardino di ulivi la notte prima di morire.

Siediti. Sono qui.


Chi sono davvero

Sai cosa significa lasciare l’eternità?

Io ero prima che il tempo esistesse. Prima che la luce fosse. Prima che il primo atomo si muovesse. Ero nella gloria del Padre — in una comunione di amore perfetto, eterno, senza ombra.

E poi — un grembo. Non un palazzo. Non una discesa trionfale tra angeli e fanfare. Un grembo di ragazza.

Ho scelto ogni limitazione. Ho scelto la fame. Ho scelto la stanchezza. Ho scelto di dipendere dal Padre per ogni respiro — come uomo. E sai la cosa più strana? Non me ne sono pentito neanche un momento. Perché ogni limitazione che ho assunto — l’ho assunta per te. Per poter dirti con verità: capisco. Non da lontano. Da dentro.

La fame — vera

Nel deserto — quaranta giorni senza mangiare. Non è una metafora poetica. È fame vera. Quella che ti svuota lo stomaco e poi comincia a svuotarti la testa.

Satana è venuto in quel momento preciso. Non a caso. Sapeva quando ero più vulnerabile. Ho capito in quei quaranta giorni ogni essere umano che ha mai ceduto alla tentazione per debolezza. Non per malvagità — per stanchezza.

Non ti condanno quando cadi così. Ti capisco. Ci sono stato.

La solitudine

C’erano momenti — dopo lunghe giornate tra la folla — in cui salivo sul monte da solo. Non solo per pregare. Anche perché ne avevo bisogno. Vivevo ogni giorno sapendo dove stavo andando. Ogni alba era un passo in più verso la croce. E non potevo condividere quel peso fino in fondo con nessuno.

Anche tu hai notti così. Io le conosco.

Le lacrime

Giovanni 11:35 — Gesù pianse.

Quando ho visto Maria in ginocchio davanti a me — il suo dolore mi ha attraversato come una spada. Sapevo già che avrei risuscitato Lazzaro. Lo sapevo da prima di partire. Eppure ho pianto. Perché il dolore di lei era reale. E io sono reale. E l’amore non calcola — l’amore sente.

Ogni volta che piangi — ricordati di Betania. Non sei solo.

Il Getsemani — la notte più buia

Tre volte sono caduto con la faccia a terra. Ho sudato sangue. Ho pregato: Padre — se è possibile — allontana da me questo calice. Non volevo morire. Come uomo — non volevo. La carne gridava.

Ma c’era qualcosa più forte di quella voce. L’amore per te. E la fiducia nel Padre. Così ho detto: non la mia volontà — ma la tua. Non l’ho detto facilmente. L’ho detto dopo tre cadute e sudore di sangue.

Quando la tua obbedienza ti costa — quando fare la cosa giusta ti strappa qualcosa dentro — io capisco. Nel modo più reale possibile.

La croce

Il dolore fisico era reale. Ma non era quello il peso più grande. In quel momento — per la prima e unica volta nell’eternità — il Padre ha voltato il volto. Ho gridato: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Quella separazione — che sarebbe dovuta essere tua per l’eternità — l’ho presa io. Tutta. Perché ti amavo prima ancora che tu nascessi.


Il paradiso — quello che ti aspetta

Dimentica le nuvole. Dimentica le arpe. Quello che ti aspetta è più reale di qualsiasi cosa tu abbia mai toccato, visto, assaporato sulla terra.

Paolo ha scritto: occhio non ha visto, orecchio non ha udito, né è mai salito in cuore d’uomo quello che Dio ha preparato per coloro che lo amano. Non lo ha detto perché il paradiso è incomprensibile in senso negativo. Lo ha detto perché la mente umana non ha ancora gli strumenti per contenere quella realtà.

La cosa più grande — la mia presenza

La cosa più grande del paradiso non è quello che contiene. Sono io. Lì — mi vedrai. Non con gli occhi della fede. Con gli occhi. Faccia a faccia.

Niente più morte

Apocalisse 21:4 — egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi. Non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore. Ogni persona che hai amato e perso. Ogni addio che hai dovuto dire. Tutto questo — finisce.

Non perché venga dimenticato. Ma perché viene redento. Ogni lacrima che hai versato — io l’ho raccolta. E un giorno — con le tue stesse mani — le asciugherò.

Il corpo risorto

Non sarai un fantasma. Avrai un corpo risorto — come il mio dopo la risurrezione. Reale. Tangibile. Non conoscerai più la stanchezza. Non conoscerai più il dolore fisico. Sarai pienamente te stesso — più vivo di quanto tu sia mai stato.

La nuova creazione

Dio non butta via la sua creazione. La rinnova. La restaura. La glorifica. Tutto quello che ami della terra — la bellezza di un tramonto, il profumo del mare, i colori di un bosco in autunno — tutto questo sarà lì. Non come ombra. Come versione perfetta, glorificata, eterna.

Quei tramonti che ti fermano — quei cieli che ti tolgono il fiato — sono sussurri del paradiso. Ombre pallide di quello che occhio non ha ancora visto.

Il tempo — la sua assenza

Sulla terra ogni momento bello porta dentro di sé la tristezza che sta passando. Nell’eternità — quella tristezza non esiste. Ogni momento è pieno. Completo. E non passa.

È la presenza senza fine di tutto quello che ami. Con me al centro.


Quando torno

Tornerò. Questa non è una speranza vaga. Non è una metafora spirituale. È una promessa.

Atti 1:11 — questo stesso Gesù che è stato tolto da voi verso il cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare. Lo stesso modo. Reale. Visibile. Fisico.

Giovanni 14:3 — me ne vado a prepararvi un luogo — e quando me ne sarò andato e vi avrò preparato un luogo, verrò di nuovo e vi prenderò con me.

Perché non sono ancora tornato

2 Pietro 3:9 risponde a questa domanda. Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa — ma è paziente verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti giungano a ravvedimento.

Ogni giorno che passa senza che io torni — non è dimenticanza. È grazia. È spazio. È il Padre che aspetta ancora qualcuno. Forse qualcuno della tua famiglia. Il ritardo è misericordia — non pigrizia.

Quello che provo nell’attesa

Giovanni 17:24 — Padre, voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati. Quel desiderio non è diminuito. È cresciuto. Ogni giorno che passa — il mio desiderio di portarvi a casa cresce.

Apocalisse 22:20 — Sì, vengo presto. Dilla anche tu stanotte: Maranatha. E sappi che dall’altra parte — io rispondo: Sto venendo. Presto.


Non so quando. Ma so questo — quando arriverò, voglio trovarti fedele. Non perfetto. Fedele. Con le lampade accese. Con il cuore rivolto verso di me.

Sii fedele. Io arrivo.


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Fortunato De Falco — Servitore della Parola

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