Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Varie’ Category

Radunarsi in chiesa per la preghiera afferma tre cose essenziali che altrimenti saremmo costretti a dimenticare:
siamo completamente dipendenti dal nostro Dio
abbiamo bisogno di ogni membro del corpo
abbiamo una missione spirituale.

Prendiamo come esempio i membri della chiesa primitiva che “si dedicarono all’insegnamento degli apostoli e alla fratellanza, alla frazione del pane e alle preghiere”. 

Pregavano insieme quando mangiavano (Atti 2:46) e quando digiunavano (Atti 13: 2-3). Hanno pregato insieme quando sono stati minacciati di persecuzione (Atti 4: 23-31) e quando hanno nominato nuovi anziani (Atti 14:23).  Hanno pregato insieme nei servizi formali di culto del tempio (Atti 3: 1).

Quei primi cristiani dovettero affrontare un enorme carico di lavoro: proclamare il Vangelo, fare discepoli, fondare e seguire chiese. Dando la priorità alla preghiera insieme, hanno ammesso la loro debolezza e hanno trovato il loro aiuto infallibile in Dio.

Ci raduniamo per la preghiera nel tonante compimento della profezia di Isaia:
“La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutti i popoli” (Isaia 56: 7). 
Ci riuniamo per aggiungere le nostre preghiere a quelli di tutti i santi nelle grandi coppe davanti al trono celeste (Apocalisse 5: 8).

Vai a qualsiasi riunione di preghiera della chiesa e troverai un gruppo eterogeneo di persone. Lì – maschio e femmina, ricchi e poveri, vecchi e giovani – tutti affermano la loro identità comune (Galati 3:28) e comunicano con il loro Dio. L’ex idolatra, l’ex omosessuale, l’ex ladro, l’ex uomo carnale (1 Cor 6: 9-11) – tutti coloro che sono stati lavati nel sangue – si avvicinano al trono di Dio con audacia (Ebrei 4: 6, 10: 19). 

Il più debole e il più forte, il meno onorevole e il più onorevole, l’impresentabile e il più presentabile (1 Corinzi 12: 22-26) si aiutano a vicenda attraverso la preghiera. Nessuno è escluso, nessuno è trascurato e nessuno è ritenuto superfluo.

La preghiera è spirituale. È l’arma spirituale della chiesa in una guerra spirituale (Ef 6: 10-20). 

La vita e il ministero di una chiesa non esistono semplicemente al livello visibile di carne e sangue, edifici e classi, eventi e riunioni di comitati. Il più grande affare della chiesa si svolge in luoghi invisibili, e quindi preghiamo.

Preghiamo insieme che il nome di Dio venga proclamato con successo nel mondo (Giovanni 17: 23-26), che le persone vengano salvate e aggiunte alla chiesa ( Atti 2:47). Preghiamo insieme che Dio costruisca la sua chiesa e sconfigga il regno di Satana (Matteo 16:18), stabilisca membri nelle chiese locali secondo i suoi scopi (1 Corinzi 12:18), dia al suo popolo saggezza
(Giacomo 1: 5), dia salvezza ai suoi santi (Giovanni 6:37), e alla fine li porti a vivere insieme a lui (Giovanni 14:3).

Sebbene la nostra preghiera insieme possa a volte sembrare infruttuosa e insignificante, la Bibbia ci assicura che i risultati saranno resi visibili un giorno. In Apocalisse 8, Giovanni vede le nostre preghiere mescolate a profumi in un incensiere offerto a Dio, poi gettato sulla terra con i risultati più spettacolari: “e vi furono tuoni, rombi, lampi di luce e un terremoto” (Apocalisse 8: 5).

Fratelli e sorelle, preghiamo insieme.


Articolo tradotto e adattato (Fonte – Megan Hill)

Read Full Post »

diariodifedeUna delle connessioni più forti che abbiamo con la nostra vita su questa terra è dovuta al grande amore di Gesù per noi. Solo se sentiamo l’amore di Dio riempire i nostri cuori possiamo essere completamente felici.
Quando siamo riempiti dell’amore di Dio, possiamo fare, vedere e comprendere cose che altrimenti non potremmo fare, vedere o comprendere. Con il Suo amore noi possiamo sopportare il dolore, soffocare la paura, perdonare liberamente, evitare le contese, rinnovare la forza ed essere di beneficio e aiuto per gli altri in modi sorprendenti anche per noi.

Read Full Post »

adulterioL’adulterio è condannato duramente dalle Scritture, ma è invece tollerato dall’attuale società. Ormai non ci si stupisce più, ma che dire se esso comincia ad insinuarsi anche nelle coppie di credenti, distruggendo intere famiglie? Non è forse anche questo un allarmante segno della precaria condizione spirituale della Chiesa?

Cari della redazione de “Il Cristiano“,
[…] qualche tempo fa ho scoperto che mio marito (siamo entrambi credenti da anni) mi tradiva con una collega di lavoro. La scoperta casuale mi ha profondamente prostrata. Lui non ha esitato a riconoscere il tradimento, ma alla confessione ha fatto seguire l’abbandono, mio e dei nostri figli […] La cosa che più mi ha ferita è l’aver dovuto lottare anche con i miei suoceri e con gli altri familiari di mio marito: tutti schierati con lui. […]
Vi chiedo: come devono comportarsi i familiari di una coppia che ha difficoltà?

Lettera firmata

Il valore della fedeltà coniugale sta gradualmente scomparendo nella società in cui viviamo, ma la lettera ricevuta apre una finestra su un panorama di degradazione morale e di meschinità personale anche nell’ambito cristiano.
Fatti di questo genere sono degli indicatori della situazione spirituale in cui da tempo ha cominciato a versare la Chiesa. Le famiglie costituiscono la struttura portante delle comunità cristiane, pertanto devono essere protette e devono consolidarsi sui princìpi che la Parola di Dio rivolge alle coppie.
Invece, anche all’interno della comunità cristiana, uomini e donne – a volte – devono lottare con le sofferenze provocate dall’egoismo e dal peccato di uno dei coniugi a danno dell’altro.
Tensioni, conflitti, amarezza, angoscia, paura del futuro, violenza psicologica, lacrime, insulti, figli destabilizzati interiormente, tristezza devastante, desiderio di morire: quante e quali sono le conseguenze della trasgressione?
Quante persone vengono coinvolte e trascinate nel pantano del peccato e del dolore affettivo, a causa di chi non riesce a controllare i suoi istinti carnali?
Mogli, mariti, figli, genitori, fratelli, sorelle, chiese locali… oltre al danno patito dalla testimonianza.
Di fronte al dilagare del peccato, si rischia di lasciarsi vincere dal pessimismo e ci viene la tentazione di smettere di lottare.
Però, non si deve dimenticare che, accanto alle poche coppie cristiane che vengono lacerate dall’adulterio, ce ne sono moltissime altre che continuano a vivere nella fermezza della fede e nella gioiosa sottomissione a Cristo, manifestando un amore reciproco e una solidità matrimoniale davvero inossidabile.

Sono queste coppie a tenere alto il vessillo della testimonianza, dimostrando al mondo che la fedeltà coniugale rimane ancora un valore consolidato in coloro che vogliono attenersi ai princìpi assoluti e permanenti della Parola di Dio.

“Io” anziché “Dio”

Da un punto di vista spirituale, uno dei maggiori problemi attuali è l’eccessiva enfasi che la filosofia mondana pone sull’individuo. Facendo leva sull’egoismo innato di ciascuno, da ogni parte giungono messaggi sul proprio valore e sui propri diritti. Ciò determina una sorta di ipertrofia dell’Io, nonché dei propri bisogni e delle proprie necessità, con la conseguente legittimazione di ogni cosa possa soddisfare i propri desideri e le proprie brame.”Gli uomini saranno egoisti […] traditori […] amanti del piacere anziché di Dio” (2Ti 3:2,4).

Pertanto, vivendo in un simile contesto sociale e culturale, non stupisce che molti uomini e donne considerino l’adulterio come un normale modo per soddisfare i propri impulsi, giustificati dal loro cuore a cercare altrove ciò che in casa non trovano. I valori morali vengono abbandonati e i credenti si trovano a dover combattere ogni giorno contro i nuovi giganti ideologici di un’epoca che rifiuta il Dio della Bibbia, disubbidendo alle sue direttive per la coppia, per il matrimonio e per l’educazione dei figli.

La fedeltà coniugale è un riflesso della fedeltà a Dio

La Scrittura utilizza molto spesso le immagini del matrimonio e dell’adulterio per illustrare la relazione esistente fra Dio e il suo popolo. In questa prospettiva, la fedeltà matrimoniale esprime la fedeltà a Dio, così come l’adulterio è invece sinonimo di idolatria. Il peccato di idolatria, così come quello di adulterio, venivano puniti con la morte.
L’adulterio, quindi, rappresenta la deliberata volontà di trasgredire uno dei Comandamenti divini e, di conseguenza, esso manifesta pure quale concetto si ha di Dio e quale timore si prova per lui. Il tradimento coniugale esprime mancanza di rispetto per Dio e per il coniuge. La fedeltà coniugale, invece, desidera rispettare e onorare pienamente il patto sancito tra due persone che si amano e che vogliono perseguire gli obiettivi del matrimonio con l’impegno e, se necessario, con sacrificio.
Il progetto del Creatore è l’unità di coppia, in ogni sfera della vita matrimoniale; l’adulterio è l’arma per distruggerla.

L’adulterio indotto: una giustificazione al peccato?

Quando nella dinamica di una coppia compare l’adulterio, molte volte le responsabilità sono da suddividere (in percentuale differente) tra entrambi i coniugi. Di solito non si tradisce il coniuge dall’oggi al domani, ma questa decisione è il risultato di una serie di eventi, di conflitti, di frustrazioni che si sviluppano all’interno di una relazione matrimoniale. Due dei motivi più evidenti sono l’insoddisfazione sessuale e il sentirsi trascurati.
Quando le necessità emotive, affettive e fisiche degli sposi non vengono soddisfatte con altruismo e premura in una cornice di amore e di mutua comunione all’interno del matrimonio, è possibile che certi bisogni inappagati (non soltanto sessuali) comincino a far sentire il loro peso. Nel tempo, ciò può indebolire la solidarietà e l’unità della coppia e, nei momenti nei quali si sentirà maggiormente la deprivazione affettiva o amorosa – e presentandosi l’occasione – un coniuge potrebbe cadere in adulterio.
Gli sposi, infatti, devono prendersi cura l’uno dell’altro, impegnandosi a realizzare la piena unità. Ciò significa anche donarsi interamente all’altro, nella reciproca appartenenza:
“Il marito renda alla moglie ciò che le è dovuto; lo stesso faccia la moglie verso il marito. La moglie non ha potere sul proprio corpo, ma il marito; e nello stesso modo il marito non ha potere sul proprio corpo, ma la moglie. Non privatevi l’uno dell’altro” (1Co 7:3-5). Perciò, entrambi devono contribuire a costruire un’atmosfera serena, che tenga conto delle loro peculiarità e dei loro desideri, nell’amore e nel rispetto reciproco.

Ogni cedimento sul fronte di questo impegno può minacciare la relazione, sviluppando malumori, povertà affettiva, frustrazioni e aspettative deluse. Questa situazione, oltre a contravvenire ai princìpi biblici per la coppia, può anche aprire la porta a tentazioni di vario tipo, tra le quali potrebbe esserci, appunto, l’adulterio.
In questo caso si può parlare di una sorta di “adulterio indotto”.

A questo punto, è opportuno chiedersi: la situazione descritta può costituire una giustificazione al peccato o, almeno, un’attenuante nelle considerazioni e nel giudizio sul fatto?

• Da un punto di vista puramente umano, ognuno può trovare tutte le giustificazioni possibili: la psicologia umanista, infatti, è maestra nel riversare su qualcun altro le responsabilità personali, creando pericolose illusioni di falsa innocenza. È una strategia di autodifesa antica quanto l’uomo. Adamo, nell’Eden, tentò di difendere se stesso davanti a Dio proprio con questo metodo: “La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero” (Ge 3:12). È molto più facile scaricare la colpa dei propri sbagli sugli altri, invece di dover ammettere di aver fallito.

• Nella prospettiva biblica, invece, non troviamo possibili giustificazioni al peccato. La Bibbia chiama l’adulterio con il chiaro termine di peccato e lo considera addirittura una discriminante per l’ingresso nel regno dei cieli:
“Non vi illudete; né fornicatori, né idolatri, né adúlteri […] erediteranno il regno di Dio” (1Co 6:9,10).
“Il matrimonio sia tenuto in onore da tutti e il letto coniugale non sia macchiato da infedeltà; poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adúlteri”(Eb 13:4).
È un preciso richiamo a non illudersi nell’inseguire le vuote scusanti della cultura contemporanea.

• Sul piano pastorale, si possono fare molte considerazioni soggettive ed esaminare i vari casi, senza cedere all’impulso sbrigativo di fare di ogni erba un fascio. Quando un coniuge tradisce l’altro, ci saranno senz’altro delle responsabilità comuni che possono aver determinato una scelta sbagliata. Tuttavia, nel contempo, non si deve assolutamente prescindere da ciò che la Bibbia – unica autorità in materia di fede e di etica – dice su questo argomento. Occorre, quindi, rivalutare la gravità del peccato e dichiarare che l’adulterio è e rimane un abominio (cfr. Gr 13:27).
Il credente non si trova più sotto la signoria del peccato, perciò ha a sua disposizione tutti gli strumenti spirituali per non cedere alla tentazione. Se lo fa, egli commette un deliberato atto di disubbidienza e dimostra di essersi lasciato catturare dalla propria carnalità e dalla propria concupiscenza.
Forse, nella relazione matrimoniale – poiché questa si realizza tra due persone imperfette – potrebbero anche esserci delle vaghe attenuanti, ma ciò non toglie che, davanti a Dio, l’adulterio è inescusabile!
Questo giudizio, comunque, non esclude che si debba altresì intervenire per salvare un matrimonio e per ristabilire l’adultero/a pentito/a, aiutandolo/a a ritrovare la sua corretta posizione in Cristo.
La Chiesa, infatti, è chiamata a combattere il peccato con ogni arma possibile e a tenere alto il messaggio di grazia e di riconciliazione.

Custodire il proprio cuore

Il credente deve custodire “il proprio cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita” (Pr 4:23).
Il cuore rappresenta l’interiorità umana e, come tale, è la sede dei nostri sentimenti e dei nostri desideri. In sostanza, è il cuore che gestisce i nostri pensieri e, di conseguenza, determina anche le nostre azioni, “poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni” (Mt 15:19). La prevenzione è molto efficace per contrastare il male, pertanto occorre evitare di indulgere in pensieri, in fantasticherie, in discorsi o in recriminazioni che possano aprire la porta alla tentazione. Inoltre, è opportuno instaurare un dialogo aperto e sincero all’interno della coppia.
Un cuore rinnovato, che si mantiene in costante comunione con Cristo, è in grado di onorare il Signore con un comportamento degno di un figlio di Dio. Ma se ci si lascia sedurre dai ragionamenti deformati dalla filosofia del mondo (per i quali l’adulterio, secondo alcuni terapeuti, sarebbe persino consigliato perché ritenuto salutare per rinfocolare la passione matrimoniale), allora è difficile vivere nell’integrità morale e spirituale.
Il passo dal libro dei Proverbi che è stato citato poco sopra, continua illustrando in modo molto significativo l’ampiezza e la diversificazione dell’azione preventiva: “Rimuovi da te la perversità della bocca, allontana da te la falsità delle labbra. I tuoi occhi guardino bene in faccia, le tue palpebre si dirigano dritto davanti a te. Appiana il sentiero dei tuoi piedi, tutte le tue vie siano ben preparate. Non girare né a destra né a sinistra, ritira il tuo piede dal male” (Pr 4:24-27). Ciò significa che dobbiamo vigilare su ciò che vediamo, su ciò che ascoltiamo, su ciò che pensiamo e su ciò che diciamo. Infatti, se custodiamo la bocca, le labbra e gli occhi, allora i nostri piedi cammineranno sui “sentieri di giustizia” (cfr. Sl 23:3), non devieranno dalla verità e non ci porteranno su vie pericolose.

L’intervento dei familiari

Nella dinamica di coppia, un adulterio è come un uragano che si abbatte su un villaggio: distrugge ogni cosa, disperde i ricordi, annienta le speranze. Niente è più come prima, tutto è raso al suolo. I superstiti cercano di trovare una spiegazione e una risposta alle loro domande. Cercano disperatamente qualcosa a cui aggrapparsi per non cadere in uno stato di angosciosa autocommiserazione. Soprattutto, cercano di addossare a qualcuno la responsabilità di ciò che è accaduto.
Nel caso di un adulterio è la stessa cosa. Ogni persona coinvolta (direttamente o indirettamente) cerca di razionalizzare l’evento per non essere travolta dalle emozioni.
Chi ha tradito, di solito accampa delle giustificazioni del tipo: “Mi hai sempre trascurato”… “Non mi hai mai dimostrato l’affetto di cui avevo bisogno”… “Non hai mai saputo cos’è la passione”… “Non hai mai capito le mie necessità”, e così via.
Chi è stato tradito, molto spesso sfoga la sua frustrazione e la sua rabbia accusando l’altro con epiteti di vario genere, dipingendolo come una persona egoista, carnale e malvagia.
I genitori dell’uno e dell’altro tendono, molto spesso, a difendere il proprio figlio (o figlia) e, in caso di adulterio, possono arrivare ad accusare l’altro/a di non essere stato/a in grado di costruire una vera unità o di aver trascurato i bisogni del coniuge.

Non si dovrebbe generalizzare, perché i singoli casi sono diversi, ma non bisogna dimenticare che l’adulterio rimane comunque un peccato.
I familiari dell’adultero, perciò, non possono e non devono giustificare il peccato, ribaltando le accuse sulla nuora o sul genero. Questo per almeno tre motivi:

1) La Bibbia insegna che Dio non tiene “il colpevole per innocente” (cfr. Es 34:7), pertanto, qualunque azione mirante a deviare le responsabilità di un atto peccaminoso, non onora né il Signore né la verità.
Essi non devono schierarsi dalla parte del loro figlio adultero (o figlia), bensì dovrebbero sottolineare la gravità e le conseguenze del suo atto.
“Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele” (Ef 5:11).

2) I familiari, essendo fortemente coinvolti sul piano emotivo, non sono le persone più adatte per gestire una crisi di coppia così lacerante, perché rischiano di innescare una spirale di rancori e di sentimenti distruttivi. Questi sentimenti si possono allargare, producendo fratture fra le due famiglie.

3) Se si giustifica il proprio figlio (o figlia), non lo/a si aiuta a prendere atto di ciò che ha commesso, perché le scusanti rappresentano un ostacolo per un vero ravvedimento. Invece, l’adultero/a deve sentire su di sé tutto il peso del suo peccato, con le sue conseguenze disastrose.
“Tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste […] Per questo è detto: «Risvegliati, o tu che dormi […] e Cristo ti inonderà di luce»” (Ef 5:13-14).
L’obiettivo, dunque, è il ravvedimento.

Ricostruire la speranza

Un adulterio lascia uno strascico incalcolabile di amarezza, dolore e ferite, ma, nonostante ciò, la Chiesa ha il compito di annunciare il perdono e di operare affinché il peccatore realmente pentito sia ristabilito al cospetto di Dio.
A costo di sembrare ripetitivo, desidero ribadire che, per ricostruire la speranza, ci deve essere, da parte del peccatore, un reale e profondo ravvedimento. Solo così si può riedificare sulle macerie.
Non a caso, uno dei passi più intensi sulla misericordia di Dio, quale è quello di Isaia 1:18
– “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana” –
ha un presupposto irrinunciabile:
“Togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male […] cercate la giustizia” (Is 1:16).

Senza il pentimento, non ci può essere misericordia da parte di Dio, ma rimane solo il suo giudizio, perché il suo amore non annulla la sua giustizia.

Il ravvedimento, invece, consente il recupero dell’individuo.
“Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine” (Ga 6:1).

Non è certo un compito facile. Recuperare la fiducia e ricostruire la relazione coniugale è un percorso che richiede tempo, pazienza, sollecitudine e tanta preghiera, ma di fronte ad un cuore sinceramente ravveduto, la misericordia di Gesù Cristo può risplendere in tutta la sua potenza, permettendogli di ricominciare, perché “dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata” (Ro 5:20).

Marco Distort

Fonte: www.ilcristiano.it

Read Full Post »

Battesimo

COS’E’ IL BATTESIMO

Il battesimo è un impegno solennemente e coscientemente preso dal credente che ha trovato in Gesù Cristo il proprio Salvatore. Con il battesimo il credente testimonia pubblicamente della salvezza, della purificazione e della rigenerazione operate in lui da Dio nel momento in cui, per fede, ha accettato l’opera compiuta da Gesù Cristo sul Calvario e si è arreso a Lui.

Il battesimo, quindi, è il patto che il credente fa con Dio, davanti a tutta la chiesa, impegnandosi a servire, obbedire ed onorare il Signore e Salvatore, tutti i giorni della sua vita.

 QUAL E’ IL SIGNIFICATO DEL BATTESIMO

Il battesimo non salva. Il rito esteriore non ha il potere di lavare i peccati e dare la vita eterna. Il battesimo è una richiesta, un impegno, una promessa, un patto che si fa volontariamente con Gesù Cristo dopo che lo si è conosciuto come proprio Salvatore.

1) È una pubblica confessione di fede (1 Timoteo 6:12).
2) È una testimonianza esteriore della conversione interiore (Romani 6:7-11).
3) È una nuova vita in Cristo risorto (2 Corinzi 5:17, Colossesi 3:10).
4) È adesione ufficiale alla Chiesa Cristiana (Atti 2:41).

Il battesimo ha un significato simbolico. Come il seppellimento segue la morte, così il battesimo non è altro che il seppellimento (simboleggiato dall’immersione) del “vecchio io”, cioè della vecchia natura che è ormai morta sulla croce del Calvario. La rinascita dell’uomo nuovo per la fede in Cristo, è simboleggiata dalla emersione dalle acque del battesimo (cf. Romani 6:3-5).

COME VA AMMINISTRATO IL BATTESIMO

La parola battesimo proviene da “baptismos”, un termine greco (la lingua del Nuovo Testamento) che significa “immergere”.

Il battesimo, secondo gli esempi che ci dà la Bibbia, consiste in una sola immersione completa in acqua, del credente che si è ravveduto dei propri peccati ed ha accettato personalmente Gesù Cristo come personale Salvatore e Signore, dichiarandosi disposto a camminare con Lui in “novità di vita”.

Il battesimo va amministrato secondo l’insegnamento di Cristo stesso: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservare tutte quante le cose che io v’ho comandato” (Matteo 28:19). I riferimenti che si trovano negli Atti degli Apostoli, riguardanti il “battesimo nel nome di Gesù Cristo”, non si riferiscono alla formula battesimale, ma unicamente all’accettazione del battesimo come è stato istituito da Gesù e amministrato in ubbidienza al Suo ordine.

CHI PUO’ ESSERE BATTEZZATO E QUANDO

Il battesimo va fatto non alla nascita, ma alla “nuova nascita”, cioè quando, volontariamente e personalmente, si è deciso di accettare Gesù Cristo come personale Salvatore e Signore, ravvedendosi dei propri peccati, per seguirlo “in novità di vita”.

Il vero battesimo cristiano, istituito da Gesù Cristo, deve essere preceduto da alcune condizioni essenziali:


1. Aver ascoltato la Parola di Dio.

Gesù disse: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato” (Marco 16:15,16).

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:19-20).


2. Aver creduto con tutto il cuore ed accettato Gesù Cristo come personale Salvatore.

Gesù disse: “Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato” (Mar. 16:16).

All’etiope, che aveva chiesto di esser battezzato, Filippo disse: “Se tu credi con tutto il cuore, è possibile”. L’eunuco rispose: “Io credo che Gesú Cristo è il Figlio di Dio”. Fece fermare il carro, e discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò (Atti 8:37,38).

Paolo e Sila, al carceriere di Filippi dissero: “Credi nel Signore Gesú, e sarai salvato tu e la tua famiglia”. Poi annunciarono la Parola del Signore a lui e a tutti quelli che erano in casa sua. Ed egli li prese con sé in quella stessa ora della notte e subito fu battezzato lui con tutti i suoi (Atti 16:31-33).


3. Essersi ravveduti.

L’apostolo Pietro, rivolto alla folla che chiedeva cosa doveva fare per ricevere la salvezza, disse: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesú Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà” (Atti 2:38,39).

Quando ebbero creduto a Filippo che annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo, furono battezzati, uomini e donne” (Atti 8:12).


4. Manifestare i frutti del ravvedimento.

“Questo dunque io dico e attesto nel Signore: non comportatevi piú come si comportano i pagani… Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni specie di impurità con avidità insaziabile… Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo… Chi rubava non rubi piú… Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca… Via da voi ogni amarezza… né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti… perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore… Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre” (Efesini 4:17,19,25,28,29,31; 5:3,4,8,11).


5. Esprimere personalmente e volontariamente il desiderio di essere battezzati.

I primi convertiti chiesero: “Fratelli, che dobbiamo fare?” (Atti 2:37).

L’etiopo chiese a Filippo: “Ecco dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?” (Atti 8:36).

Fonte: Il Cammino Cristiano

Read Full Post »

 

a Dio sia la Gloria copia

Forse non hai mai partecipato ad una riunione della comunità evangelica, siamo  cristiani e crediamo in tutto quello che è insegnato nella Bibbia. La Bibbia è il mezzo attraverso il quale Dio comunica la sua verità all’uomo. Il nostro culto è molto semplice e consiste nella lettura e nella meditazione della Parola di Dio, nella preghiera e nel canto per dare lode a Dio. Al culto evangelico tutti possono prendere parte liberamente ed è per questo che ti invito a partecipare ogni domenica alle ore 10.30 presso la Chiesa Cristiana Evangelica dei Fratelli in Pimonte in via Rivozza n.2.

Read Full Post »

Chi ho io in cielo fuor di Te?

Salmo 73

alzati1

 

 

 

 

 

 
21 Quando il mio cuore era amareggiato
e io mi sentivo trafitto internamente,

22 ero insensato e senza intelligenza;
io ero di fronte a te come una bestia.

23 Ma pure, io resto sempre con te;
tu m’hai preso per la mano destra;

24 mi guiderai con il tuo consiglio
e poi mi accoglierai nella gloria.

25 Chi ho io in cielo fuori di te?
E sulla terra non desidero che te.

26 La mia carne e il mio cuore possono venir meno,
ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte di eredità, in eterno.

27 Poichè, ecco, quelli che s’allontanano da te periranno;
tu distruggi chiunque ti tradisce e ti abbandona.

28 Ma quanto a me, il mio bene è stare unito a Dio;
io ho fatto del Signore, di Dio, il mio rifugio,
per raccontare, o Dio, tutte le opere tue.

Read Full Post »

perdonoSpesso siamo tentati, pochissime volte riusciamo a scappare dalla tentazione.
Avvolte cadiamo, ed ecco che ci  abbattiamo, pensieri e conclusioni assurde ci assalgono. Pensiamo di non essere più degli  della Salvezza che Dio ci ha donato, di non meritare l’ amore di Gesù”. Questi pensieri  ci allontanano dallo Spirito di Dio, iniziamo a pregare  sempre  meno,  e pensiamo  che il Padre ci ha abbandonato. Il malvagio purtroppo ci tenta in ogni occasione. Ammettiamo le nostre debolezze,  ma non dubitiamo mai dell’ amore del di Dio e soprattutto non dubitiamo mai  del suo Perdono. Se pecchiamo, apriamo  la Bibbia e  leggiamo il Salmo 51,  ci farà comprendere  un significato profondo….


Salmo 51

Salmo di Pentimento

Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà;
nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti.
Lavami da tutte le mie iniquità e purificami dal mio peccato; poiché riconosco le mie colpe, il mio peccato è sempre davanti a me.

Ho peccato contro te, contro te solo, ho fatto ciò ch’è male agli occhi tuoi.
Perciò sei giusto quando parli, e irreprensibile quando giudichi.
Ecco, io sono stato generato nell’iniquità, mia madre mi ha concepito nel peccato. Ma tu desideri che la verità risieda nell’intimo: insegnami dunque la sapienza nel segreto del cuore.

Purificami con issopo, e sarò puro; lavami, e sarò più bianco della neve.
Fammi di nuovo udire canti di gioia e letizia, ed esulteranno quelle ossa che hai spezzate. Distogli lo sguardo dai miei peccati, e cancella tutte le mie colpe.

O Dio, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo. Non respingermi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo spirito. Rendimi la gioia della tua salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga.

Insegnerò le tue vie ai colpevoli, e i peccatori si convertiranno a te.
Liberami dal sangue versato, o Dio, Dio della mia salvezza, e la mia lingua celebrerà la tua giustizia.

Signore, apri tu le mie labbra, e la mia bocca proclamerà la tua lode. Tu infatti non desideri sacrifici, altrimenti li offrirei, né gradisci olocausto. Sacrificio gradito a Dio è uno spirito afflitto; tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato.

Fa’ del bene a Sion, nella tua grazia; edifica le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai sacrifici di giustizia, olocausti e vittime arse per intero; allora si offriranno tori sul tuo altare.

 

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: