23 Settembre 2026
Un messaggio sull'amore di Dio manifestato in Gesù: dall'eternità alla croce, fino alla tomba vuota. Un invito a innamorarsi di nuovo di Lui.

LUI - la storia d'amore più grande mai raccontata

“Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo.” — 1 Giovanni 4:19

Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.

Vi devo confessare una cosa, stasera. Io amo Gesù da quando ero bambino. Non lo dico come si dice una frase religiosa, imparata a memoria, ripetuta cento volte finché non significa più niente. Lo dico come si dice di una persona che ti ha rapito il cuore da piccolo e non te lo ha più restituito — e tu non lo vuoi indietro.

Stasera non siamo qui per un sermone. Siamo all’agape — la cena dell’amore, la tavola dove i primi cristiani si sedevano fianco a fianco e si raccontavano di Lui finché la notte non diventava mattina. Perché io credo una cosa: che la fede cristiana, prima di essere una dottrina, è una storia d’amore. E come ogni grande storia d’amore, va raccontata dall’inizio.

Un amore che ci ha pensati per primo

Dio ha cominciato ad amarci prima ancora che esistessimo. Prima delle stelle. Prima della luce. Prima che voi respiraste il primo respiro, Dio vi conosceva già, e vi amava già (1 Giovanni 4:19). Ma l’amore, per essere vero, doveva rischiare qualcosa. E così ha deciso di rischiare tutto: ha deciso di scendere.

Il Verbo si fece carne

Colui che teneva le galassie nel palmo della mano decide di farsi piccolo. Piccolissimo. Un neonato che non sa nemmeno reggersi la testa (Giovanni 1:14). È nato in una stalla. Le prime persone a inginocchiarsi davanti al Re dei re sono stati dei pastori — gli ultimi della società. Perché un amore che vuole davvero raggiungerti deve venire dove sei tu.

Gli anni nascosti

Per circa trent’anni, il Figlio di Dio ha vissuto a Nazareth, un villaggio così insignificante che qualcuno chiese: “Può forse venire qualcosa di buono da Nazareth?” (Giovanni 1:46). Ha avuto le mani piene di calli. Ha sudato tagliando legna. Ha pianto la morte di Giuseppe. Gesuù non ci ha amati da lontano: ha vissuto ogni singola stagione della vita umana prima di aprire bocca in pubblico anche una sola volta.

Battesimo e deserto

Gesuù scende nell’acqua del Giordano insieme ai peccatori, non perché ne avesse bisogno, ma perché voleva identificarsi con noi (Matteo 3:13-17). Poi lo Spirito lo conduce nel deserto: quaranta giorni senza cibo, tentato esattamente dove noi cadiamo sempre. E Gesù, affamato, resiste con la Parola di Dio sulle labbra (Matteo 4:1-11).

Come si muove un innamorato

Guardiamo come Gesù si è mosso in mezzo alla gente, perché è nei dettagli che si vede se un amore è vero.

Il lebbroso — nessuno lo toccava; Gesù stende la mano e lo tocca prima ancora di parlare (Marco 1:40-42).
La samaritana — a lei, la donna con la reputazione più compromessa del villaggio, Gesù rivela per primo di essere il Messia (Giovanni 4:1-26).
La donna sorpresa in adulterio — l’unico che aveva il diritto di scagliare una pietra si mette invece tra lei e la folla (Giovanni 8:1-11).
Zaccheo — di tutte le case di Gerico, Gesù sceglie quella dell’uomo che tutti disprezzavano (Luca 19:1-10).
Lazzaro — pur sapendo già che lo avrebbe risuscitato, Gesù si ferma comunque a piangere insieme a chi soffre (Giovanni 11:35).

La notte del tradimento

Nel Getsemani, il Suo sudore divenne come grosse gocce di sangue (Luca 22:44). Gesuù non ha affrontato la croce con distacco: l’ha affrontata tremando, sapendo esattamente cosa Gli sarebbe costato, e scegliendo comunque di restare. Giuda lo tradisce con un bacio. Pietro lo rinnega tre volte. Tutti fuggono.

La croce

Frustato, coronato di spine, inchiodato ai polsi. E in mezzo a tutto questo, cosa dice? “Padre, perdona loro” (Luca 23:34). Al ladrone pentito: “Oggi sarai con me in paradiso” (Luca 23:43). Anche morendo, il Suo cuore continuava a cercare l’ultima pecora smarrita accanto a Lui.

“Non sono stato vinto su quel legno: ho scelto di restare. Ho sentito ogni tuo peccato caricarsi sulle mie spalle, e quando ho detto ‘padre perdona loro’ stavo pensando anche a te. Non guardare più alla croce come a una tragedia: guardala come al giorno in cui sono venuto a cercarti fino in fondo.”

Il terzo giorno

La domenica mattina, la tomba è vuota (Luca 24:1-6). Non è un’idea bella, non è un simbolo: è un corpo reale, con mani reali che Tommaso avrebbe toccato pochi giorni dopo (Giovanni 20:27). L’amore ha attraversato la morte stessa ed è uscito dall’altra parte, vivo.

Stasera, all’agape

Fratelli, sorelle, se stasera qualcuno di voi ha smesso, nel tempo, di sentire questo amore — se la fede è diventata abitudine, routine domenicale — voglio dirvi con tutto il cuore: Lui non ha smesso di amarvi nemmeno per un secondo. Non vi chiedo un sentimento passeggero. Vi chiedo una cosa sola: guardatelo di nuovo, come se fosse la prima volta.

“Noi lo amiamo perché Egli ci ha amati per primo.”

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Predicazione a cura di Fortunato De Falco
Pubblicato da Fortunato De Falco — Servitore della Parola

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