21 Settembre 2026
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La croce non fu una sconfitta: fu il giorno in cui Satana, il peccato e la separazione da Dio furono vinti per sempre. Una riflessione su Marco 15:20-39.

“E Gesù, gettando un gran grido, rese lo spirito… E il centurione, che gli stava dirimpetto, avendolo veduto spirare in quel modo, disse: Veramente quest’uomo era Figliuol di Dio.” — Marco 15:37, 39

Ci siamo abituati troppo alla croce. La vediamo ogni giorno: su un ciondolo, in cima a un campanile, stampata su una copertina. Ma per chi era presente quel giorno al Calvario, la croce non era un gioiello — era uno scandalo per gli ebrei e una follia per i greci (1 Corinzi 1:23). Eppure Paolo scrive che per chi ha compreso il suo vero messaggio, la croce è “la potenza di Dio e la sapienza di Dio” (1 Corinzi 1:24).

Se Satana avesse saputo cosa Gesù stava per compiere attraverso quella morte, non lo avrebbe mai spinto verso di essa (2 Corinzi 2:8). Perché quel venerdì, sotto un cielo oscurato, non si è consumata una tragedia. Si è consumato il trionfo definitivo.

Un messaggio di tormento

Per tre volte il testo ripete che Gesù fu “crocifisso” — inchiodato a un palo, nella morte più dolorosa mai concepita dall’uomo. A questo si aggiunse l’umiliazione: flagellato, schernito, coronato di spine, condotto lungo la Via Dolorosa a portare la propria croce. Perché avrebbe sopportato tutto questo? Una sola risposta: il Suo amore per pecore perdute come te e me (Romani 5:8).

Un messaggio di trasferimento

Durante le tre ore di buio sulla croce, i tuoi peccati e i miei furono trasferiti su di Lui (2 Corinzi 5:21; Isaia 53:6). Egli prese letteralmente il nostro posto: morì della nostra morte, pagò il nostro prezzo. E quando lo accogliamo, avviene lo scambio più incredibile della storia: i nostri peccati a Lui, la Sua giustizia a noi (Filippesi 3:9).

Un messaggio di trionfo

Le ultime parole di Gesù non furono il lamento di una vittima, ma il grido di un vincitore. Non disse “io sono finito” — disse “è compiuto!”. Tetelestai, in greco: la stessa parola che si scriveva sulle ricevute commerciali dell’epoca per dire “debito saldato per intero”. Quella morte segnò la sconfitta di tre nemici:

Satana — il suo dominio su questo mondo fu spezzato per sempre (Ebrei 2:14).
Il peccato — tolto via, non più imputato a chi crede (Giovanni 1:29; Ebrei 9:26).
La separazione — il muro che il peccato aveva innalzato tra noi e Dio fu abbattuto (Isaia 59:2; Romani 5:10).

“Non sono stato vinto su quel legno: ho vinto io. Ho sentito ogni tuo peccato caricarsi sulle mie spalle, e quando ho detto ‘è compiuto’ non stavo cedendo — stavo dichiarando la vittoria. Il muro che ti separava da mio Padre è caduto. Non guardare più alla croce come a una tragedia: guardala come al giorno in cui ti ho riportato a casa.”

Un messaggio di testimonianza

Quel giorno stesso un ladrone pentito fu salvato (Luca 23:40-43), e un centurione romano indurito fu convertito solo contemplando quella scena (Marco 15:39). La sua morte non fu vana allora, e non lo è oggi: chiunque ascolti il messaggio della croce e vi presti attenzione scopre che in essa c’è ancora potenza per salvare.

Che cos’è per te la croce di Gesù? Un simbolo a cui ti sei abituato, o la potenza di Dio per la tua salvezza? C’è davvero vittoria in Gesù (1 Corinzi 15:57) — oggi è un buon giorno per ascoltarne il messaggio.

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Predicazione a cura di Fortunato De Falco
Pubblicato da Fortunato De Falco — Servitore della Parola

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