13 Maggio 2026
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Una lettera scritta da chi si sente lontano da Dio, stanco di se stesso, e cerca ancora la Sua voce. Con la risposta del Signore dalla Parola.

💌 Lettera anonima — Maggio 2026

Nickname: Marco, il figlio che sa la strada ma non la percorre

Signore,

non so da dove cominciare.
Forse da questo: sono stanco di me stesso.

So chi sei. Ti ho conosciuto. Ho vissuto momenti in cui la Tua presenza era così reale che potevo quasi toccarla. Ricordo serate in cui piangevo durante la preghiera, non per tristezza, ma perché sentivo che eri lì, vicino, come un padre che abbraccia un figlio.

E adesso?
Adesso priego e sento il soffitto.
Apro la Bibbia e le parole restano parole.
Vado in chiesa e mi sento un impostore.

So perché sei lontano. O meglio — so che non sei Tu ad esserti allontanato. Sono io.
Ho fatto scelte che sapevo essere sbagliate. Le ho fatte lo stesso.
Ho mentito. Ho ceduto. Ho scelto me stesso invece di Te, troppe volte.
E ogni volta che lo facevo, mi dicevo: «Domani torno da Lui.»
Ma il domani diventava dopodomani, poi la settimana prossima, poi — ed eccomi qui.

La cosa che mi spaventa di più non è quello che ho fatto.
È che non riesco più a sentirTi.
E senza di Te, non so chi sono.

Ho provato a tornare. Ho riaperto la Bibbia. Ho ripreso a pregare. Ma mi sento come uno che bussa a una porta che ha lui stesso chiuso a chiave, e ora non trova più le chiavi.

Signore, se mi stai ascoltando — e so che lo fai, perché sei così — ho bisogno di Te.
Non di una versione migliore di me. Non di un piano per essere più disciplinato.
Ho bisogno di sentire che mi ami ancora.
Che non mi hai cancellato.
Che c’è ancora posto per me.

Sono qui, Signore.
Sporco, stanco, deluso di me stesso.
Ma sono qui.
Aiutami a tornare a casa.


🕊️ La risposta del Signore

Marco.

Ti ho sentito. Ogni parola. Anche quelle che non hai scritto.


Hai detto che ti senti come uno che bussa a una porta che ha chiuso a chiave. Ma lascia che ti dica una cosa: quella porta non l’hai chiusa tu. L’ho tenuta aperta io. Non esiste serratura che possa resistere alla Mia grazia.

«Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.»
— 1 Giovanni 1:9 NR

Non ti chiedo di essere migliore prima di tornare. Ti chiedo di tornare. Adesso. Così come sei. La perfezione non è mai stata il biglietto d’ingresso per la Mia presenza — l’ho pagato io, sulla croce, con il Mio sangue.

Quel silenzio che senti quando preghi? Non sono io che taccio. Sei tu che fai fatica a credere che io possa ancora volerti bene dopo quello che hai fatto. Ma io ti voglio bene. Non perché hai meritato il Mio amore — perché sono Amore.

«Io ti ho amato con amore eterno; perciò ti ho conservato la grazia.»
— Geremia 31:3 NR

Ricordi quelle serate in cui piangevi nella preghiera e sentivi la Mia presenza? Quella presenza non è andata da nessuna parte. Sono lo stesso di allora. Non cambia il Mio amore quando tu cambi le tue scelte.

Hai scritto: «ho bisogno di sentire che mi ami ancora.»
Marco, eccola la risposta: ti amo ancora. Ti ho amato mentre sbagliavi. Ti ho amato mentre ti allontanavi. Ti ho amato mentre scrivevi questa lettera con le mani che tremavano.


«Chi è un Dio come te, che perdona l’iniquità e passa sopra alla trasgressione del residuo della sua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace nella grazia.»
— Michea 7:18 NR

Ora alzati. Non nella tua forza — nella Mia. Fai un passo. Uno solo. Nella direzione di casa.

Io corro verso di te.
Come ho sempre fatto.
Come farò sempre.


«Il figlio era ancora lontano, quando suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.»
— Luca 15:20 NR


Anche tu hai qualcosa da dire a Dio? Puoi scrivere la tua lettera — in forma anonima, con un nickname. Nessuno saprà chi sei. Solo Lui lo sa già.


Fortunato De Falco — Servitore della Parola

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