💌 Lettera anonima — Maggio 2026
Nickname: Un figlio che vuole tornare
Dio mio,
mi accosto a Te come un perdente.
Mi umilio davanti a Te, perché nella mia vita mi sento così: un perdente.
Un perdente perché, nei momenti più belli, proprio quando sento la Tua voce e il Tuo affetto… mi allontano.
Succede sempre qualcosa che mi tira fuori dalla Tua presenza, dalla Tua dimensione, e mi porta lontano.
Eppure io Ti ho conosciuto fin da bambino.
Ti ho sempre desiderato.
Sei stato Tu a farti trovare da me.
Mi hai guidato, mi hai protetto… non solo me, ma anche chi mi sta accanto.
Hai sempre mostrato amore.
Un amore che vedo nel Tuo Figlio, Gesù:
che ha sofferto per me,
che ha sudato sangue,
che è stato flagellato, deriso, abbandonato…
che è morto sulla croce.
E tutto questo per donarmi la salvezza.
E io cosa faccio?
Tra alti e bassi — e più bassi che alti —
mi ritrovo sempre lontano da Te.
Non riesco a combattere.
Non riesco a vincere i desideri della carne.
Non riesco a far parlare lo Spirito dentro di me.
Vivo egoisticamente.
Prego poco… quasi nulla.
E mi manchi.
Non posso dimenticare quando Ti sentivo vicino.
Non posso dimenticare quelle emozioni, quella presenza.
Perché sono così debole?
So che sei misericordioso.
So che mi perdoni.
Lo so.
Ma vedo anche il mio cuore…
e lo sento malvagio.
E non riesco a rialzarmi.
Eppure… mi manchi.
Mi manchi davvero.
Ma allo stesso tempo mi sento sporco davanti a Te.
So che hai pagato per tutti i miei peccati — passati, presenti e futuri.
So che hai vinto anche questa mia condizione…
ma Ti sento lontano.
E so che non sei Tu ad esserti allontanato.
Sono io.
Quando penso ai Tuoi servi — Mosè, Daniele, Davide, Paolo…
mi sento l’ultimo degli ultimi.
Debole.
Fragile.
E mi dispiace.
Perché io voglio amarTi.
Non voglio vivere senza di Te.
Perdonami, Signore.
Scaccia da me ogni male.
Allontana tutto ciò che mi separa da Te.
Io ho desiderio di Te.
Desidero sentire ancora la Tua presenza, il Tuo calore, la Tua voce.
Abbi pietà di me.
Aiutami, Gesù.
Mi ricordo quando sentivo la Tua presenza al mattino…
quando vedevo Te nella natura: nei fiori, nel vento, nel cielo, nelle stelle.
E ora…
io che alzavo sempre gli occhi al cielo,
non riesco più a farlo.
Per la vergogna.
Perché so di averti deluso.
La mia vita è un continuo salire e scendere.
E ogni volta che Ti sento vicino… qualcosa si rompe.
Perché, Padre?
Ti prego… aiutami a rialzarmi.
Io Ti amo.
So quanto hai sofferto — per me e per tutta l’umanità.
So quanto sono peccatore…
ma Tu puoi ogni cosa.
Svuotami da ogni male.
Liberami.
Affinché io possa tornare a lodarTi con gioia,
con amore…
come Tu meriti.
Amen.
🕊️ La risposta del Signore
Figlio mio, ti ho sentito. Ogni parola. Ogni silenzio. Ogni lacrima che non hai versato perché ti vergognavi di me.
Non sei un perdente. Sei un figlio che è lontano da casa. E io sono il Padre che ti aspetta sulla soglia — oggi, come ogni giorno.
«Il figlio era ancora lontano, quando suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.»
— Luca 15:20 NR
Non ho mai smesso di amarti. Nemmeno nei tuoi bassi. Nemmeno quando ti allontanavi. Ti ho visto in ogni momento — anche quelli di cui ti vergogni.
Quella voce che senti dentro, quella nostalgia di me — sono io che ti chiamo. Non ti ho abbandonato. Ti sto cercando.
«La mia grazia ti è sufficiente, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza.»
— 2 Corinzi 12:9 NR
Alzati. Non nella tua forza — nella mia. Torna a me così come sei. Sporco, stanco, fragile. Ti purificherò io. Ti rialzerò io.
«Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.»
— 1 Giovanni 1:9 NR
Quella vergogna che ti impedisce di alzare gli occhi al cielo — portamela. L’ho già portata io sulla croce. Non devi tenerla tu.
Ti aspetto. Sono qui. E quando farai un passo verso di me, io ne farò mille verso di te.
«Torna a me, poiché io ti ho riscattato.»
— Isaia 44:22 NR
Anche tu hai qualcosa da portare a Dio? Puoi scrivere la tua lettera — in forma anonima, con un nickname. Nessuno saprà chi sei. Solo Lui lo sa già.
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Fortunato De Falco — Servitore della Parola