12 Ottobre 2026

Sad ManQuesto è il giorno in cui molti festeggiano per ricordare la nascita di Gesù. Per ricordare che Dio si è fatto uomo per offrirci la possibilità di salvarci ed è questa la buona notizia di questo giorno, che Gesù Cristo è venuto in terra per salvarci.

Gesù rinunciò a sé stesso, mise da parte i suoi privilegi divini per cercare e salvare tutti noi, che eravamo perduti. Il Natale dovrebbe essere un giorno di pentimento, di umiltà e di solidarietà. Uno dei sentimenti predominanti in questo 25 dicembre è l’egoismo. Questo giorno dovrebbe essere un giorno di preghiera e di riflessione, non un giorno di doni, o di calorosi ipocriti auguri  da e verso persone che il resto dell’anno ignoriamo.

Cosa s’insegna ai nostri figli, quale gioia si dona ai loro cuori? I figli devono attendere il natale per avere dei doni? Si riduce così la gioia per la salvezza eterna, trasformata in un piacere effimero e materiale che dura il tempo di scartare un regalo…  No, non possiamo dare questa identità alla gioia, insegniamo ai nostri figli che la vera gioia del Natale è Gesù Cristo.

Offriamo dei doni ai nostri figli in un giorno diverso da quello del Natale.

I figli sono delle creature meravigliose, un dono di Dio, e noi genitori abbiamo il dovere di indirizzarli per la retta via, e loro faranno altrettanto con i loro figli.

25 dicembre, sentimento predominante: egoismo.

Si festeggia, si è felici e si aprono regali, mentre nel mondo, nelle nostre città, alla porta accanto, c’è chi soffre, chi muore di fame, chi ha perso il lavoro, chi è ammalato e non può curarsi. Nessuno in questo giorno vuole ascoltare queste cose, preferiamo far finta che vada tutto bene, dobbiamo essere felici!

Ma in questo periodo aumentano i suicidi, gli omicidi e le rapine.

Perché? Perché il mondo ci dice che dobbiamo essere felici per forza, siamo praticamente obbligati a spendere e spandere per acquistare cibo più abbondante e costoso, fare regali… perché lo fanno tutti. E chi non ne ha la possibilità è messo con le spalle al muro e spesso agisce in preda alla disperazione.

Chi festeggia il Natale dimenticando il prossimo assomiglia al sacerdote ed al levita dalla parabola del “Buon Samaritano”, i quali abbandonano il viandante ferito sulla strada perché avevano altro a cui pensare.

Il Signore Gesù è per i poveri, per gli umili, per i perduti. Come possiamo sentirci felici in questo giorno, sapendo che ci sono bambini che muoiono di fame mentre le nostre tavole sono riccamente imbandite, bambini che non hanno un giocattolo da condividere mentre noi non sappiamo più dove metterli.

Desidererei vedere un 25 dicembre  dove le famiglie si riuniscono attorno ad una semplice tavola, con qualche dolce fatto in casa, e si parlasse del Signore, il vero protagonista di questo giorno.

Desidererei un 25 dicembre dove i genitori facessero capire ai propri figli che il giorno di Natale è un giorno speciale, un giorno in cui ognuno può ancora accettare Gesù come unico Salvatore, un giorno in cui si ringrazia il Signore per questo grande dono che non potremo mai meritare.

Facciamo già tanti regali, ai nostri figli ed ai nostri cari, durante tutto l’anno.

Perché non rendere diverso questo giorno speciale?

Perché non dedicare al Signore questo giorno a Lui intitolato, con pentimento, umiltà e solidarietà?

Questo è il Natale che Dio benedice.

Fortunato

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