
Quando si tratta dello Spirito Santo, la maggior parte degli evangelici cade in uno di 2 estremi.
Alcuni sembrano ossessionati, relazionandosi a lui in modi strani e mistici. Le loro esperienze con lo Spirito sembrano sempre coincidere con un momento emotivamente estatico creato dal crescendo della musica in un servizio di adorazione o da una strana confluenza di eventi.
Altri cristiani trascurano del tutto il suo ministero. Credono nello Spirito Santo, ma si relazionano in modo superficiale, per loro lo Spirito Santo non è una persona in movimento, dinamica … È più una teoria.
Eppure Gesù promise ai suoi discepoli qualcosa di incredibile riguardo allo Spirito Santo: disse che era vantaggioso per loro che lui tornasse in cielo, perché solo così avrebbero ricevuto lo Spirito (Giovanni 16:7)
Dicono alcuni, “non possiamo usare gli Atti come modello per oggi! Gli apostoli erano un gruppo unico”. Capisco che gli Atti rappresentano un’epoca speciale nella storia apostolica, ma non mi puoi convincere che l’unico libro che Dio ci ha dato per capire come la chiesa segue lo Spirito sia pieno di storie senza legami con le nostre.
Come sperimentiamo la sua presenza? Molti confondono i suoi movimenti con emozioni o eventi casuali. Nella Scrittura, identifico sei modi per sperimentare la sua presenza: nel vangelo, attraverso la Parola di Dio, nella comunità della chiesa, nei nostri doni spirituali, nel nostro spirito tramite la preghiera e nella sua sovranità sulle circostanze.
Nel Vangelo
Paolo equipara la pienezza dello Spirito alla comprensione del Vangelo e prega affinché gli Efesini ricevano la forza per comprendere l’amore di Cristo in tutte le sue dimensioni, affinché possano essere “riempiti di tutta la pienezza di Dio“.
Pensate all’esperienza di un bambino quando suo padre lo abbraccia e dice: “Sei mio figlio e ti amo!” In quel momento, il bambino non diventa legalmente figlio del padre, ma sente una connessione profonda. Quando lo Spirito di Dio ci riempie, riversa l’amore di Dio nel nostro cuore, e il nostro spirito si eleva a dire: “Abba, Padre” (Romani 8:15). Poiché voi non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione a figli, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!».
Attraverso la Parola di Dio
Il veicolo principale dello Spirito per muoversi e parlare nelle nostre vite sono le Scritture.
Lo Spirito opera in noi per plasmarci come Dio desidera, affinché possiamo compiere la Sua volontà. Quando vediamo la frase “volontà di Dio” nella Bibbia, si riferisce alla nostra formazione morale in risposta al Vangelo.
La guida di Dio per noi si trova nella Bibbia. Lo Spirito ci conforma al carattere di Cristo e ci indirizza verso la saggezza. Così facendo, realizziamo la volontà di Dio.
Attraverso la Chiesa
Lo Spirito parla nel libro degli Atti principalmente attraverso la chiesa. Ad esempio, Atti 13:2 dice: «Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Dio ha dato alla chiesa una chiara direzione su ciò che dovevano fare Saulo e Barnaba.
Paolo ricevette istruzioni su dove andare e cosa fare da membri della chiesa e offrì simili consigli a Timoteo.
Non vedo segni che indicano che Dio abbia smesso di comunicare in questo modo attraverso la chiesa.
Nei nostri doni
**Paolo ci dice che ” a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune” (1 Cor. 12:7) Questo diventa un veicolo primario per la sua guida nelle nostre vite.
Nel romanzo C. S. Lewis “Il leone, la strega e l’armadio”, Babbo Natale dà ai bambini doni misteriosi, che si rivelano essenziali nella battaglia contro la Strega Bianca. Un bambino vede che la sua spada guida un assalto; un altro riconosce che il suo unguento serve a fasciare i feriti. L’immagine di Lewis rispecchia l’affermazione di Paolo, percependo ciò che Dio vuole attraverso i doni che ha posto in noi.
Nel nostro spirito
In tutta la Scrittura vediamo che Dio guida il suo popolo nella missione mettendo dei fardelli speciali nei loro spiriti. Quando Neemia partì per Gerusalemme per ricostruirne le mura, non aveva un comando da Dio. Disse semplicemente che Dio gli aveva “messo in cuore” di farlo ( Neemia 2:12 – Poi mi levai di notte assieme a pochi altri uomini, ma non dissi nulla ad alcuno di ciò che il mio DIO mi aveva messo in cuore di fare per Gerusalemme). Durante tutta la nostra vita (a volte) sperimentiamo un “santo malcontento” per una situazione particolare o l’insistenza di una specifica promessa di Dio nel nostro contesto.
Spesso si tratta dell’invito dello Spirito a intraprendere un ministero particolare.
Attraverso le nostre circostanze
Paolo vede le in alcune circostanze porte aperte e chiuse come segni della guida dello Spirito, spiegando nella sua lettera ai Corinzi che una porta aperta a Efeso rappresentava un’opportunità di servizio, anche in mezzo a sfide. Tuttavia, la presenza di porte aperte o chiuse non sempre indica la volontà di Dio, come dimostrato dal caso di Giona. È fondamentale mantenere un giusto equilibrio tra le nostre percezioni del movimento dello Spirito e l’insegnamento delle Scritture, evitando interpretazioni rigide e rimanendo in sottomissione al consiglio della chiesa.
Fortunato
- Ho paura, non ce la faccio più — Lettera di una voce che spera, maggio 2026
- Quando l’Anima è Giù: Cosa Fare Quando Non Riesci ad Alzarti
- Non Si Tratta di Te — Ma la Tua Vita Vale Tutto
- Sono stanca di combattere da sola — Lettera di Luna, maggio 2026
- Come Perdonare Chi Ti Ha Fatto del Male: Cosa Dice la Bibbia