
Tu ascolta dal cielo, perdona il peccato dei tuoi servi e del tuo popolo Israele, insegnando loro la buona strada per la quale devono camminare. ….perdona, intervieni e rendi a ciascuno secondo le sue vie, tu che conosci il cuore di ognuno (1 Re 8,36).
La preghiera di dedicazione al tempio da parte di Salomone è uno dei brani più belli e toccanti contenuti nelle Sacre Scritture. La preghiera è il nostro unico modo di comunicare con Dio. E’ un momento meraviglioso, una realtà spirituale che ci mette in contatto con il Signore, per la grazia donataci da Gesù. Ma pregare non è solo una richiesta, non è solo un elenco di parole che esprimono i nostri bisogni, le nostre necessità, le nostre esigenze, come se fosse un monologo rivolto ad un Dio lontano, che “speriamo mi ascolti”. No, non è così!
La preghiera è movimento, energia, una freccia che sale e che riscende, una dedizione totale a Dio. Cosa chiedeva Salomone? Chiedeva intelligenza e sapienza, la sapienza che solo Dio può dare, non altro, né ricchezze, né cose di questo mondo.
La preghiera è movimento, propensione dell’anima verso il Signore. La nostra sofferenza per il male che ci circonda, per chi è nel bisogno, il nostro desiderio di camminare sul percorso giusto, la necessità di comunione con Lui, la consapevolezza di essere peccatori, la consapevolezza dei nostri limiti, della nostra impotenza senza di Lui, devono essere espresse in una vera preghiera.
Gesù pregava in privato, in pubblico, per la chiesa, per intercedere, Lui prega ancora per noi. E noi che tipo di preghiera pronunciamo? Quanto tempo dedichiamo al pregare? Lo sentiamo come un obbligo o è un desiderio del nostro cuore? “Non cessare di gridare all’Eterno!” (1 Sam 7,8). “Solo temete l’Eterno e servitelo fedelmente con tutto il vostro cuore; considerate infatti le grandi cose che ha fatto per voi” (1 Sam 12,24).
La preghiera ci dà tutte le risposte. A volte otteniamo anche più di quello che chiediamo perché il Signore va oltre i nostri desideri, conosce meglio di noi ciò di cui abbiamo bisogno, materialmente e spiritualmente. Pregare fa parte del nostro combattimento, è un’arma infallibile e precisa. L’apostolo Paolo esortava i fratelli, nella lettera ai Romani (Rom 15,30) a combattere per lui presso Dio nelle preghiere (affinchè fosse liberato dagli increduli, affinchè il suo servizio fosse accettevole, affinchè fosse ricreato con gioia insieme ai fratelli). Nell’armatura di Dio (Efesini 6,10-20) Paolo ci induce a rivestirci con la cintura della verità, la corazza della giustizia, con i calzari dell’evangelo della pace, con lo scudo della fede, l’elmo della salvezza, la spada dello Spirito Santo, PREGANDO in ogni tempo nello Spirito, e VEGLIANDO.
La preghiera è il contatto, il ricongiungimento che oggi possiamo avere con il nostro Padre celeste. E a noi che siamo suoi figli, ci concederà ben oltre quello che desideriamo. Preghiamo con tutta la nostra anima e ringraziamo il Signore e Lui non solo supplirà ad ogni nostro bisogno, ma la Sua pace e forza sarà con noi.
(articolo scritto da Donatella De Stefanis)